MERAVIGLIA . GIAMPIERO BIANCHI

CAMMINO TRA FOTOGRAFIA, DESIGN E PAESAGGIO PER NON SMETTERE DI VEDERE IL MONDO COME LA PRIMA VOLTA

Da quando mio padre si era assentato per una ricognizione lungo il fiume vicino, e al suo ritorno mi aveva portato alcuni giochi costruiti da lui, in me si è acceso il sentimento della meraviglia.
Da allora non mi ha più abbandonato.
La sua assenza — quella mancanza che inizialmente mi aveva generato dolore, solitudine, senso di abbandono — stava trasformandosi nel motore del desiderio.
Quei giochi erano il dono per quell’assenza, un risarcimento simbolico, e forse anche una promessa.
Ci piacciono le ripetizioni.
Forse alla storia piacciono le ripetizioni.
E senza saperlo, per anni ho cercato e incontrato persone e situazioni che mi conducessero di nuovo in
quel momento originario: la ferita e il dono, la distanza e il ritorno.”

Giampiero Bianchi

Giampiero Bianchi non ha scelto una sola strada.
Ha preferito camminarne molte, lasciando che si sfiorassero, che si confondessero fino a parlarsi.

Così fotografia, design, editoria, promozione culturale e ricerca visiva sono diventati un unico gesto:
una curiosità che non si accontenta, che si innamora del mondo.

Nella logica che chiede identità uniche e specializzazioni perfette, lui ha scelto l’opposto: la deviazione, l’ascolto,
la meraviglia come metodo.

Non dispersione, ma unità che risuona, legata non dalla funzione, ma dallo stupore.

La mostra non racconta opere: racconta un attraversamento.
E’ la traccia di un uomo che usa la mente, le mani e gli occhi per restare vivo, per continuare a vedere il mondo come se fosse nuovo.

Dopo gli studi tra Parigi, Pesaro, Firenze e Urbino, vive e lavora a Novafeltria, nel cuore del Montefeltro.

Designer e fotografo, continua a studiare il reale con la pazienza di chi cerca nella luce la spiegazione delle cose.

Il paesaggio del Montefeltro e della Valmarecchia  la sua grammatica silenziosa.

Nei progetti Cieli del Montefeltro e Otium nel Montefeltro, la luce diventa memoria, il tempo diventa materia,
il territorio diventa pensiero che respira.

Nelle sue immagini, il paesaggio non sfondo:  interlocutore.

Un luogo che chiede lentezza, che obbliga a vedere davvero.

Unendo design, fotografia e cultura del territorio, Giampiero Bianchi costruisce ponti:
tra l’atto del progetto e l’atto del contemplare.

Restituisce una visione in cui la bellezza non  ornamento, ma domanda,
linguaggio vivo, invito a meravigliarsi.

> otiumnelmontefeltro.com <